Dizionario dei termini speleologici

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Termine Definizione
Karren relitto

Singoli blocchi massicci, non forati, scanellati, che si ergono isolati sopra una supeficie coperta, o su un Karren più basso.

Karren ruiniforme

Relitto formato da grossi blocchi irregolari, fratturati e cesellati, spesso a forma di guglia o torrione.

Karren semicoperto

Singoli blocchi rocciosi o testate di strati sporgenti mediocremente da una copertura di terriccio.

Karren tipico

Roccia denudata in piano o a lieve inclinazione, con strati suborizzontali e diaclasizzazione verticale. I solchi sono regolari, anastomosati, con un orientamento prevalente. La sommità dei blocchi rocciosi giace su uno stesso livello, ed i solchi hanno profondità costante. I blocchi sono compatti, non forati, spesso scanellati.

Lame

Morfologia erosiva formata da creste verticali a spigoli acuti lungo le pareti di ortovacui, oppure sulle pareti di galleria. In quest'ultimo caso sono perpendicolari all'asse della galleria e pertanto si distinguono dalle quinte. Dovute ad acque scorrenti in verticale.

Lampada a carburo

Dispositivo portatile di illuminazione ad acetilene. Una singola carica di carburo garantisce già una buona autonomia.

Lampada frontale

Quella che si porta sul casco, lasciando così libere le mani.

Latte di monte

Depositi costituiti principalmente da particelle molto fini di carbonato di calcio e magnesio precipitato dall'acqua in grotta; quando è in sospensione, danno all'acqua l'aspetto del latte. Il nome ha origine nel 1714 da G.B. Valentini (Fènelon).

Alias: Moon Milk
LED

Sigla dall'inglese Light Emitting Device (dispositivo che emette luce). Indica i diodi emettitori di luce, usati nella strumentazione elettronica, in particolare per realizzare gli indicatori numerici a stato solido . Sono costituiti da un diodo ad arseniuro e fosfuro di gallio che in conduzione diretta emette luce alla giunzione per effetto della ricombinazione dei portatori iniettati. I LED con maggior rendimento di conversione in luce emettono nel rosso (6500 Å), ma con opportuni costituenti possono fornire emissioni anche nel giallo (5500 Å) e nel verde (5100 Å). Vengono realizzati con tecniche epitassiali di diffusione e accrescimento tipiche dei semiconduttori, sono piccoli, economici e con ridotti consumi di corrente e di tensione; sono inoltre di lunga durata. Il loro consumo di potenza, tuttavia, è nettamente superiore rispetto a quello dei cristalli liquidi (LCD). I LED vengono impiegati in schermi, in sistemi fotoelettrici, come componenti optoelettronici e per le comunicazioni con fibre ottiche. Nati per essere utilizzati come spie e indicatori nelle apparecchiature elettroniche, nei cruscotti di autoveicoli e negli orologi digitali, i LED hanno registrato un notevole sviluppo tecnologico, tanto da poter essere impiegati anche al posto delle lampade. Il loro impiego come sorgenti di illuminazione era stato rallentato dalle basse potenze luminose disponibili. Successivamente la generazione più perfezionata di questi dispositivi ha consentito invece di raggiungere la stessa emissione luminosa di una lampadina da 60 watt con un consumo di 9 watt. Hanno inoltre una durata di circa 10 anni, contro un anno in media delle lampadine. I LED ad alta emissione luminosa, limitati alla luce rossa, sono stati impiegati nei semafori, con un risparmio energetico di circa il 67%. Sono diffusi anche negli autoveicoli, al posto delle lampadine a incandescenza per le luci posteriori di posizione e per le luci di stop. Nel secolo XXI i LED si sono diffusi in tutte le applicazioni in cui serve lunga durata, elevata affidabilità ed efficienza, basso consumo. Sono utilizzati principalmente nei telecomandi a infrarossi, negli indicatori di stato (lampadine spia), nella retroilluminazione di display LCD, nei lampeggianti dei veicoli d'emergenza (ambulanze, polizia, ecc.), nei cartelloni a messaggio variabile, nei semafori e negli stop delle automobili, nei cellulari per l'illuminazione dei tasti, in ambito illuminotecnico, in sostituzione di alcune sorgenti di luce tradizionali. Il loro impiego nell'illuminazione domestica è oggi possibile con notevoli risultati raggiunti grazie alle tecniche innovative sviluppate nel campo. L'utilizzo dei LED si è diffuso anche in ambito professionale; in campo speleologico stanno sostituendo l'illuminazione ad acetilene che, anche se produceva una luce calda e più diffusa, aveva il difetto di emettere fumi e di produrre scarti dopo l'uso. I vantaggi dei LED nell'illuminazione riguardano: la durata di funzionamento (i LED ad alta emissione arrivano a circa 50.000 ore), l'assenza di costi di manutenzione, l'elevato rendimento, la luce pulita perché priva di componenti IR e UV, la facilità di realizzazione di ottiche efficienti in plastica, la flessibilità di installazione del punto luce, i colori saturi, la possibilità di un forte effetto spot (sorgente quasi puntiforme), il funzionamento in sicurezza perché a bassissima tensione (normalmente tra i 3 e i 24 Vdc), l'accensione a freddo (fino a -40 C) senza problemi, l'insensibilità a umidità e vibrazioni, l'assenza di mercurio, la durata non influenzata dal numero di accensioni/spegnimenti. Dal 2006 la città di Raleigh, nella Carolina del Nord, è considerata la prima città a LED del mondo, per il rinnovamento tecnologico attuato dalla cittadina per promuovere l'uso dell'illuminazione a LED.

Lias

Lias è un termine scientifico usato in geologia, in particolare nella scala dei tempi geologici, per indicare il sottoperiodo o epoca Giurassico inferiore. Esso si estende cronologicamente circa da 199,6 a 183 Milioni di anni fa ed è composto dalle seguenti sottoepoche (dalla più antica alla più recente): Hettangiano, Sinemuriano, Pliensbachiano e Toarciano. Calcari di epoca liassica (ovvero appartenente al Lias) si rinvengono in molte zone delle alpi meridionali (es. Lombardia, Trentino, Veneto) e in molte altre parti d'Italia.

Linea di carico

Superficie teorica congiungente il pelo dell'acqua dall'inghiottitoio alla risorgiva, e passante per il limite superiore di tutta la vascolarizzazione imbevuta interessata dal sistema idrografico.

Livello di base

Piano orizzontale teorico, tangente al punto di sbocco di un sistema idrografico.

Livello piezometrico

Superficie delimitante superiormente la zona di una massa rocciosa che rimane costantemente imbevuta di acque. (Non è il caso di discutere qui l'esistenza o meno di un livello piezometrico nei calcari carsificati. Basta indicare e precisare il termine, anche se qualche Autore vorrà adoperarlo per negarne l'esistenza.)

Longe

Spezzone di corda dinamica della lunghezza di 30/35 cm corredata con un nodo ed un moschettone usata come sicura nelle operazioni su corda.

Macrodoline

Doline di grandi dimensioni (oltre 100 metri di diametro) a contorno circolare, simmetriche, fianchi a pendio moderato, fondo pianeggiante. Spesso a disposizione allineata.

Magnesio

Il magnesio è l'elemento chimico della tavola periodica degli elementi che ha come simbolo Mg e come numero atomico il 12. Il magnesio è l'ottavo elemento più abbondante e costituisce circa il 2% della crosta terrestre, inoltre è il terzo per abbondanza tra gli elementi disciolti nell'acqua marina. In natura non esiste allo stato libero, ma si trova complessato con altri elementi. Questo metallo alcalino terroso è principalmente usato come agente legante nella produzione di leghe alluminio-magnesio. È un metallo leggero (di un terzo rispetto all'alluminio), di colore bianco argento e abbastanza duro, che si appanna leggermente se esposto all'aria. La polvere di questo metallo si scalda e brucia con una fiamma bianca a contatto con l'aria. È difficile che prenda fuoco quando viene conservato in grosse quantità, ma si infiamma facilmente se disposto in strisce o filamenti sottili (usato per le lampade fotografiche a flash). Veniva utilizzato per illuminare le grotte ai tempi delle prime fotografie. Oggi viene ancora usato dalle guide per illuminare i grossi blocchi di ghiaccio nel corso delle visite alle grotte di ghiaccio.

Marmitte

Morfologia erosiva formata da cavità scavate dal movimento turbinoso di acque. Cilindriche o più raramente cupuliformi.

Massi di crollo

Grossi macigni che si trovano talvolta sul pavimento delle caverne, dovuti a crolli dalle pareti o dalla volta.

Massiccio del Grappa

Il Massiccio del Grappa o Monte Grappa è una montagna delle Alpi alta 1775 m s.l.m.. Fa parte delle Prealpi venete e segna il confine tra le province di Vicenza, Treviso e Belluno. L'origine del nome non è ben definita, si sa che si chiamava Alpe Madre. Il massiccio del Grappa si è formato per una piega di faglia che ha innalzato strati di calcare dolomitizzato, biancone e Scaglia Rossa. CENNI STORICI: Teatro di scontri decisivi nel corso della Prima Guerra Mondiale e alcuni avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, è conosciuto a molti per il Sacrario Militare del Monte Grappa che contiene resti di militari italiani e austroungarici assieme ad un museo della Grande Guerra. Famoso è anche il Sacello della Madonna Ausiliatrice inaugurato il 4 agosto 1901 dal cardinale Giuseppe Sarto (poi papa Pio X). Nella prima guerra mondiale, dopo la sconfitta italiana di Caporetto, la cima diventò uno dei punti centrali della difesa italiana, tanto che gli austriaci tentarono inutilmente e più volte di conquistarlo, per poi avere accesso alla pianura Veneta. Costruendo caverne nella roccia e postazioni fisse di artiglieria, dalla cima gli italiani dominavano e tenevano sotto controllo il fronte sino al Montello, lungo una linea che parte dal monte Valderoa fino a colle Caprile.

MB02

Zona dei Circhi sommitali - Limiti (da est verso nord): cresta Col Santo-Punta Telegrafo-Cima Valdritta-Cima delle Pozzette, margine dei circhi occidentali fra le quote 1400-1800 circa.

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Sezione CAI Bassano

cab

Speleologi Italiani

  • Laura Galluccio

    Cimitile, Napoli

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  • Rossella Melchionda

    S. Giovanni Rotondo, Foggia

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  • Marco Nardelli

    Roma

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  • Paolo Falsirollo

    Nogara, Verona

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  • Rosella Peci

    Ascoli Piceno

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