Abisso SpaurassoCampo estivo 1993: Andrea, Paolo e Remo stanno andando a rilevare delle grottine nelle vicinanze di Cima Grappa ed incappano in un buchetto largo mezzo metro e profondo otto (Apri la mappa!). Non ci sono sigle di nessun genere e tanto meno tasselli per i moschettoni e quindi se ne deduce che si tratti di una nuova grotta anche se sembra strano in un posto così accessibile e vicina al sentiero. Passano la giornata a rilevare le grotte che avevano in programma e la sera al campo controlliamo il Catasto Regionale e vediamo che in quella zona non ci sono grotte rilevate, quindi decidiamo di tornare la sera stessa a siglare la grotta e darci una sbirciatina dentro. Paolo, dopo aver fissato gli spit di partenza, è il primo a scendere seguito da Andrea e Remo. Dopo una mezz'oretta, quando sono fuori, ci raccontano di un meandro stretto all'inizio che poi si allarga andando in una saletta di crollo, dove
però si sono fermati di fronte ad una piccola strettoia oltre la quale la grotta continua.
  • 01_la_squadra
  • 02_ingresso
  • 03_sopra_primo_pozzo
  • 04_sopra_el_sigon
  • 05_in_attesa
  • 06_pausa_spuntino
  • 07_frastuono
  • 08_frastuono
  • 09_inizio_traverso
  • 10_il_traverso
  • 11_il_traverso
  • 12_traverso
  • 13_dentro_la_finestra
  • 14_in_esplorazione
  • 15_ma_finisce_subito
  • 16_delusione
  • 17_delusione_o_stanchezza
  • 18_contenti_lo_stesso
  • 19_uscita_finestra
  • 20_si_riattraversa
  • 21_ritorno

Il giorno dopo, superiamo la strettoia senza nemmeno allargarla, e percorriamo un bellissimo meandro di erosione largo in media 2 metri e a volte alto anche 15 metri, intervallato da sale e salette passaggi alti e bassi e da qualche strettoia facilmente superabile. Noi, per il gusto dell'esplorazione, ci alterniamo in testa alla comitiva e così facendo, dopo circa 200 metri di meandro, Antonio, che è il primo, dopo una svolta di 90° si trova di fronte ad un buco nero dal diametro di 5 metri e dalla sua bocca esce un grido di spavento (da qui il nome Spaurasso), seguito dalla parola "Uh, posso!". La notte stessa ritorniamo con le corde e Michele inizia ad armare: corrimano, due spit di partenza, discesa nel vuoto per circa 25 metri frazionamento e poi ancora 10 metri di discesa, il tutto contornato da esclamazioni ed urla di gioia per la vastità dell'ambiente. Sotto, una sala larga una ventina di metri colma di massi di crollo ci fa ben sperare e subito troviamo un pozzetto di una decina di metri, ma purtroppo ci conduce solo sotto la frana. In un angolino notiamo un meandrino di modeste dimensione (lungo circa. 3 metri), al di là del quale i sassi cadono molto in profondità: è la via buona e ad armare tocèa a Mario. Come per il primo pozzo, anche qui il corrimano, due spit di partenza, 10 metri contro parete, frazionamento, ancora 15 metri contro parete, frazionamento e ... la corda finisce. E' Andrea che con uno spezzone di corda di venti metri arriva per primo sul fondo del pozzo ed anche qui le dimensioni sono le stesse del pozzo precedente, ma con una differenza: la base di questo pozzo è anche la sommità di un nuovo pozzo profondo 70 metri, da una parte, e, dall'altra, di una diaclasi profonda una quarantina di metri. Partono urla di gioia, pacche sulle spalle, strette di mano, baci ed abbracci e poi la grotta sembra divenuta un cantiere di lavoro: Maurizio che batte spit nella diaclasi, Alberto li pianta sopra il pozzone, Mario sposta sassi, altri cantano ed urlano. Il primo a partire è Alberto che deve frazionare dopo appena 15 metri, ma poi 50 metri nel vuoto lo portano in un salone di dimensioni considerevoli: Michele e Maurizio abbandonano la diaclasi e con gli altri raggiungiamo Alberto. Per circa un'ora cerchiamo una prosecuzione, ma troviamo solamente un grosso camino alto una quarantina di metri ed una spaccatura che dopo 10 metri stringe inesorabilmente. Ci diciamo che non troviamo la prosecuzione perché siamo stanchi e ci consoliamo pensando alla diaclasi di 40 metri, ma purtroppo anche quella non ci dà soddisfazione finendo in un meandro impraticabile. Durante l'inverno a metà circa del meandro principale durante il rilievo viene scoperta una nuova diramazione discendente (Spaurassetto), di circa 70 metri di lunghezza, con una frana finale a prima vista semplice da rimuovere; viene anche risalito il camino alla base del P70 fino ad una cengia a venti metri da terra. Nel frattempo, sempre sotto il P70, Massimo, Remo, Fabio e Claudio trovano quella che potrebbe essere la via buona. A causa della persistenza della neve l'esplorazione deve essere interrotta per la pericolosità dell'avvicinamento all'ingresso, per poi essere ripresa a tarda primavera. Riprendiamo i lavori e riusciamo a svuotare dai detriti un pozzetto profondo 6 metri e largo un paio. Sotto troviamo un P8 con una saletta, dal fondo della quale parte un meandrino lungo 5 metri che finisce in un buchetto largo una decina di centimetri. Lanciandovi dei sassi, ci accorgiamo di essere alla sommità di un nuovo P70. In breve tempo il buchetto diviene un bucone (era chiuso da sassi e terra) ed il pozzo viene sceso, frazionandolo in modo da evitare l'acqua. L'ambiente è talmente grande da far credere che sia impossibile che sotto finisca ed infatti quando tocchiamo il fondo ci rendiamo conto di essere sopra una grande cengia e che il pozzo continua con un'altro grande salto: ma la corda è finita e non lo possiamo scendere. La settimana dopo entriamo con una corda da 90 metri continuando la discesa del pozzone: frazioniamo altre tre volte, ma purtroppo a 20 metri dal fondo la corda finisce nuovamente e ce ne dobbiamo tornare fuori.
Passa ancora una settimana e questa volta riusciamo a toccare il fondo: ci troviamo in una grande diaclasi, larga una decina di metri e lunga una cinquantina, con direzione NW-SE. Da una parte (NW) in mezzo ai blocchi di frana troviamo un pozzo di 30 metri con imbocco chiuilevare so da sassi misti a sabbia, ma noi andiamo dalla parte opposta (SE) dove la strada è già aperta. Imbocchiamo un grande canyon che con dei saltini (P10, P4, P20, P12) ci porta in una zona labirintica con delle forti correnti d'aria che ci fanno sognare nuove profonde avventure.